Le riflessioni degli studenti della 5M dell’Ist. Algeri Marino di Casoli (CH) sul tema della Libertà

“La possibilità di scegliere da che parte stare.”

Tra le mille sfaccettature che la libertà possiede, questa è probabilmente la più preziosa: la libertà di scegliere da che parte stare.

Pico della Mirandola nella sua filosofia dipinge l’uomo come l’unica creatura in grado di autodeterminarsi, l’unica creatura a cui Dio ha lasciato questo potere, l’unica capace di stabilire se stare dalla parte del bene o dalla parte del male.

L’uomo diventa libero quando di fronte al male decide di resistere, combattere contro tutte le difficoltà che questo comporta, anche a costo della propria vita.

Maria Ratteni, “la pescett”, nostra concittadina abruzzese e personaggio illustre della Resistenza in Italia, si è sentita libera di schierarsi dalla parte del bene dimostrando il coraggio che appartiene solo a chi sente il bisogno di agire per salvare, per aiutare, per liberare.

Questa forte donna, per concedere ad altri la possibilità di poter decidere della propria vita, dei propri sogni, dei propri ideali, ha messo in gioco la sua vita, i suoi sogni, i suoi ideali: nella costrizione, ha ritagliato con la forza, con l’astuzia e il coraggio la propria libertà per donarla agli altri uomini.

Prima ancora che una condizione fisica, la libertà rappresenta una vera e propria condizione mentale.

Giordano Bruno, secoli prima, è morto sul rogo per difendere la libertà di pensiero di tutti noi. Ha dimostrato come non sia sbagliato inseguire fortemente un proprio credo, seppur comunemente deriso o disprezzato. “Perché le idee sono come farfalle, che non puoi togliergli le ali, perché le idee sono come le stelle che non le spengono i temporali” canta Vecchioni.

 

Un aspetto chiave su cui focalizzarsi, in questo senso, ci è proposto da Nietzsche nel suo poema in prosa “Così parlò Zarathustra”, ma costituzionalmente è da ricercarsi anche in tempi più moderni.

Il filosofo tedesco porta per la prima volta in scena una distinzione chiave nello sviluppo dell’uomo libero, partendo dalle sue 3 metamorfosi: nel momento in cui l’uomo abbandona il senso del dovere assoluto è in grado di entrare nella dimensione della libertà, una libertà però condizionata, definita libertà “Da”.

Essa possiede una connotazione ancora negativa, è infatti solo quando l’uomo riesce a farsi io creatore del mondo che acquista una libertà “Di”: di dire “sì” alla vita, di disegnarla a proprio volere, di plasmare un istante e renderlo eterno.

Ma non si tratta di un concetto esclusivamente filosofico.

Nel 1848 viene proclamato lo Statuto Albertino, carta costituzionale concessa dal re ai suoi “sudditi” e rappresentazione chiara di diritti posseduti non in quanto uomini, ma concessi in quanto sottomessi.

Fare del bene in un contesto analogo equivale a fare ciò che il sovrano ritiene opportuno, esprimersi equivale a dire ciò che il sovrano desidera sentir dire.

Nel Satyricon di Petronio si affronta questo pensiero affermando che la mancanza di libertà sia la causa di un’oratoria ormai in declino. Un’arte che si fonda sul libero pensiero, sulla libera espressione, da un momento all’altro si trova a fare i conti con la dittatura e si svuota in tutto e per tutto del suo contenuto primario: la libertà.

Anche Quintiliano, alla ricerca di un oratore che fosse un “Vir bonus dicendi peritus”, in realtà non poteva far altro che identificarlo con un cieco suddito della dittatura promossa da Vespasiano.

Nel referendum del 2 giugno 1946, però, in Italia è stata approvata la Costituzione Italiana, entrata in vigore il 1 gennaio 1948. Dunque, esattamente un secolo dopo, l’uomo ha acquisito la dignità di “cittadino”, libero di esteriorizzare la propria persona entro i diritti inalienabili garantitigli.

L’uomo viene posto come parte attiva della realtà prima, esprimendo l’io di Fichte: libera attività creatrice del mondo.

La Costituzione si apre affermando, nell’art.1, che «L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro. La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione.».

Lo stato non è più il leviatano di Hobbes il quale fagocita ogni diritto del cittadino, bensì il garante massimo della libertà.

La sovranità, che un tempo apparteneva al re, ora appartiene al popolo, popolo costituito da uomini e donne.

È proprio nel 1946 che in Italia anche la donna è libera di votare, di decidere il proprio destino, di scegliere da che parte stare.

Non sempre però la donna si è sentita libera di essere donna e di sentirsi al pari degli uomini. È il caso della chimica Rosalind Franklin, scienziata costretta a studiare per anni in un clima maschilista, chiuso e bigotto. Nel 1962 i chimici Watson e Crick hanno ricevuto il Premio Nobel per la Medicina per aver scoperto la struttura del DNA, sfruttando però foto a raggi X realizzate ed estorte alla loro collega Franklin.

Eraclito asserisce come unico aspetto indubbio della vita il cambiamento, ma qual è il mezzo che ci permette di cambiare, di divenire? La libertà di farlo.

Alla donna, nella storia, non era mai stato permesso di mutare, di ricoprire un ruolo diverso da quelli comunemente stereotipati come “femminili”. La donna era cristallizzata nella “forma” Pirandelliana di moglie e di madre.

Vitangelo Moscarda protagonista del celebre romanzo “Uno, nessuno, centomila” ha provato a distruggere le forme con cui veniva etichettato fondendosi con la natura, diversamente da Dorian Gray del noto Oscar Wilde che ha tentato di costruire egli stesso la sua forma di bellezza eterna, la sua forma di libertà.

Il concetto base è l’idea che ognuno possa essere ciò che desidera, una forma o centomila, a patto che si senta libero di deciderlo.

Nel 1924 Breton, nel Manifesto del Surrealismo, porta in primo piano la libertà di immaginazione come diritto appartenente a chiunque, esalta la libertà di essere se stessi nell’arte anche nel caso in cui questo possa intimorire.

Ma cos’è che nell’uomo fa scaturire il bisogno di sentirsi svincolati da catene di ogni genere? Nessun uomo può dirsi realmente libero se non conosce, nessun uomo può difendersi davvero se non possiede uno spirito critico o i mezzi per rendersi consapevole della posizione che ricopre nell’universo.

È proprio per questo che il “falò dei libri proibiti” che Hitler portò avanti nel 1933 fu un vero e proprio attentato alla libertà: non solo eliminava ogni tipo di libera espressione, ma impediva agli uomini di crearsi una cultura per difendersi dai soprusi, dalle verità pre-costituite, per comprendere che tanta violenza non avrebbe mai portato risultati positivi. Conoscere la storia è il mezzo per non farsi manipolare. La memoria è l’unica arma che abbiamo a disposizione per evitare che la storia si ripeta in tutto il suo orrore.

C’è chi nasce libero, chi la libertà deve conquistarla con sudore, fatica e coraggio; ma è importante che tutti ne conoscano e riconoscano il profondo valore.

È, forse, questo il motivo per cui Mussolini decise di avviare la fascistizzazione dello Stato agendo proprio sulla scuola e sull’istruzione in genere. Era ben consapevole di quanto la cultura fosse importante e, soprattutto, di quanto la conoscenza e il senso critico avrebbero spinto il popolo a rifiutare la sua figura.

Oggi, vivendo una condizione profondamente surreale dovuta al Coronavirus, si crede di sacrificare la propria libertà agendo nell’unico modo in grado di restituirla.

Ma in ogni periodo buio, esiste sempre la luce in fondo al tunnel: è in un momento così triste che l’Italia ha vissuto una grande emozione, la liberazione di Silvia Romano. La ragazza nel 2018 si trovava in Kenya per partecipare a un progetto curato dalla onlus Africa Milele: al tempo era un’educatrice per i bambini del villaggio di Chakama, nella contea di Kilifi. Nel novembre dello stesso anno, era stata rapita da un gruppo di jihadisti somali di al-Shabaab. Solo l’11 Maggio 2020, Silvia Romano, accolta dalla gioia dell’intero popolo italiano, ha fatto ritorno nella sua città natale.

Non sempre agire per il bene coincide con l’esplicazione della propria libertà: è un atto di coraggio lottare per ciò in cui si crede, nonostante sia sempre più difficile credere in qualcosa, credere in un mondo diverso, più giusto.

Paolo Borsellino ha desiderato fino all’ultimo istante della sua vita sconfiggere il cancro della mafia, ha combattuto facendosi forza sul proprio essere profondamente in linea con l’idea di giustizia, ha sacrificato la propria libertà non mutando la propria anima. È stato assassinato il 19 Luglio 1992, sotto casa della mamma, dopo la sua solita visita domenicale, seppur accompagnato dalla scorta.

Il desiderio di giustizia e libertà spesso costringe a pagare un prezzo molto più alto della malvagità, ma la vera libertà residua nel ricordo di chi non ha avuto paura di lottare, credere e morire.

Essere liberi è un diritto, difendere la libertà è il nostro primo dovere.

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