Le riflessioni degli studenti della 5M dell’Ist. Algeri Marino di Casoli (CH) sul tema della Libertà

Che cos’è la libertà? Questa domanda nel corso degli anni è stata sempre più frequente in me, forse perché rappresenta una delle cosiddette “domande esistenziali” o forse più semplicemente per la curiosità di saperne di più. Per comprendere però realmente il concetto di libertà bisogna partire dal principio.

Si parla per la prima volta di libertà nel XXV secolo: con l’avvento del Rinascimento infatti l’uomo non è più visto come un piccolo ingranaggio di un’enorme macchina, ma assume sempre più importanza, in quanto gli viene riconosciuto il diritto di plasmare la propria vita. Si diffonde la convinzione che la vita umana non è già decisa, ma è l’uomo a cambiare le sorti del proprio destino compiendo delle scelte. Il filosofo quattrocentesco Pico della Mirandola pone al centro del suo pensiero la dignità, quella qualità che contraddistingue l’uomo e al quale permette di elevarsi ad angelo o degenerare a bestia.

La libertà rappresenta una delle più grandi conquiste dell’uomo eppure nel corso della storia è stata ostacolata a dismisura e troppe volte addirittura annientata.

Si pensi al filosofo Giordano Bruno, accusato di eresia. Bruno ha scelto di rimanere coerente col suo pensiero anche a costo della propria vita. Il 17 febbraio del 1600 la condanna a morte è stata eseguita: il filosofo muore sul rogo a Campo dei Fiori a Roma. Avrebbe potuto evitare la morte, abiurando, scegliendo la strada più semplice. Bruno però ha scelto il coraggio, ha scelto la libertà.

I giudici Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, fautori di pace e legalità, i quali hanno combattuto fino all’ultimo contro il mostro della Mafia per un Paese più pulito, più giusto, più libero non hanno mai perso il coraggio e hanno lottato fino a dover pagare un prezzo troppo caro, la vita.

Parigi, 10 dicembre 1948: pubblicazione della Dichiarazione universale dei diritti umani. Si tratta di un documento sui diritti della persona approvato e proclamato dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite. L’articolo 18 recita: “Ogni individuo ha diritto alla libertà di pensiero, di coscienza e di religione; tale diritto include la libertà di cambiare religione o credo, e la libertà di manifestare, isolatamente o in comune, e sia in pubblico che in privato, la propria religione o il proprio credo nell’insegnamento, nelle pratiche, nel culto e nell’osservanza dei riti.”

Ciononostante, ancora oggi, la libertà tanto osannata e reclamata spesso viene negata e noi forse non ce ne rendiamo neanche conto. E’ vero, noi uomini moderni siamo liberi di partecipare alla vita politica del nostro Paese, di esporre le nostre idee, di professare la religione in cui crediamo; allo stesso tempo però siamo in catene, siamo schiavi di una comodità a cui non sappiamo dire no. Impossibile rinunciare al nostro amato smartphone, alle scarpe all’ultima moda.

“Siamo ostaggi di una rete che non prende pesci, ma prende noi” (Enrico Nigiotti). Ormai internet e i social media sono la nostra più grande dipendenza, crediamo che ciò che ci circonda sia il giusto e ci sentiamo noi sbagliati perché diversi da altri. Continuiamo a dare più importanza al fenomeno che alla sostanza, al significante che al significato, all’astrattezza che alla concretezza. Bisogna fare qualcosa prima che sia troppo tardi; e mi rivolgo a tutte quelle persone che hanno la possibilità di usare i social perché seguiti da milioni di persone. Per favore, insegnare qualcosa di costruttivo. Diffondete l’arte, condividete la scrittura e amate la cultura. Siate l’esempio.

Io posso testimoniare che studiando ho acquisito nuove consapevolezze e compreso molte più cose. In particolare, lo studio della filosofia mi ha permesso di ragione su ciò che è la vita, la persona, la libertà.

Uno dei connubi più belli tra filosofia e libertà lo troviamo nel pensiero  di Immanuel Kant, il quale asserisce la legge dell’eguale libertà: tutti dovrebbero avere la massima libertà nel perseguire la felicità in linea con il modo in cui viene perseguita da tutti gli altri.

Schopenhauer invece offre una visione pessimistica, mettendo in luce le necessità stimolate dalla volontà di vita che caratterizza la nostra esistenza. Siamo talmente determinati dalle ragioni del nostro corpo che non riusciamo a capire se le nostre azioni sono libere o condizionate da impulsi incontrollabili.

Anche Nietzsche attraverso la sua filosofia cerca di definire il concetto di libertà. Per il filosofo tedesco la massima libertà si ottiene svincolandosi dalle catene, le quali rappresentano tutte le false credenze e le fantasticherie con cui gli uomini cercano facili consolazioni.

Nel periodo illuministico, in particolare nella sua opera più celebre “La Gaia Scienza”, Nietzsche proclama la morte di Dio, Dio inteso come Metafisica. Morte di Dio significa crollo delle certezze ed è proprio questo che rende libero un uomo secondo il filosofo del martello.

La libertà, quindi, è qualcosa di soggettivo: alla domanda “cos’è la libertà?” non vi è una risposta univoca. Io ho riflettuto molto in questi mesi. La situazione in cu siamo stati catapultati a causa del Covid-19 mi ha permesso di meditare a lungo. Non poter uscire per quasi due mesi, anche solo per una passeggiata o per una boccata d’aria, ha rappresentato per me una condizione di malessere, sia fisico sia psicologico. Mi sono sentita imprigionata dentro la mia stessa casa, dentro il mio stesso corpo. Per questo ho imparato ad apprezzare i piccoli gesti e ho finalmente capito che la libertà sta dentro le piccole cose. Libertà vuol dire poter correre, incontrare amici, viaggiare. Libertà vuol dire far sorridere gli altri, innamorarsi, di uomini o donne che siano, e non doversi vergognare. Libertà vuol dire ascoltare musica classica piuttosto che musica indie, non seguire necessariamente la moda. Libertà vuol dire uscire di casa struccata e sentirsi bella lo stesso, anzi forse anche di più. Ma in special modo ho capito che la libertà non è solo una condizione fisica, ma soprattutto una condizione mentale.

La libertà è una delle maggiori conquiste dell’uomo e noi abbiamo il compito di difenderla da chi vuole opprimerla e l’onore e l’onere di proteggerla per noi e per le generazioni future. Al contempo però la libertà ha bisogno di regole che devono essere necessariamente rispettate, affinché la società non degeneri fino a giungere all’anarchia. Libertà non significa non avere regole: essa infatti è garantita proprio dal rispetto delle stesse.

Tra tutte le libertà di cui oggi godiamo e forse poco apprezziamo, la più grande è indubbiamente il diritto all’istruzione: la cultura rende liberi, indipendenti, consapevoli. La cultura è l’arma più forte, è il mezzo più temuto dai detentori del potere. Purtroppo non siamo tutti capaci di apprezzare questa enorme libertà, ma in fondo è così che va il mondo: ti accorgi di ciò che hai solo quando l’hai ormai perso. E noi finiremo per fare lo stesso, perché quando capiremo che la cultura è sinonimo di libertà sarà troppo tardi; mentre adesso qualcuno in qualche parte del mondo sta lottando per i propri diritti, perché possa realizzare i propri sogni, lotta per l’istruzione, per la giustizia, per la libertà.

“Chiudete tutte le librerie, se volete; ma non c’è nessun cancello, nessuna serratura, nessun bullone che potete regolare sulla libertà della mia mente.” (Virginia Woolf)

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