Le riflessioni degli studenti della 5M dell’Ist. Algeri Marino di Casoli (CH) sul tema della Libertà

La libertà è un tema da sempre molto discusso. Parlando di libertà non ci si può non interrogare su cosa significhi davvero per ognuno di noi essere libero.

L’ articolo 13 della nostra Costituzione recita “la libertà personale è inviolabile”; dunque ogni italiano gode di questo diritto sin dalla nascita e allora, perché continuiamo a non sentirci totalmente liberi? Semplice. Perché sperimentiamo la differenza tra libertà formale e libertà sostanziale. Infatti se la “libertà di” viene riconosciuta dallo Stato italiano la “libertà da” è sempre più spesso negata dalla società. Basti vedere tutti i lavoratori onesti che nel sud Italia sono costretti a pagare il pizzo, quella gente non è libera dalla mafia. Basti vedere tutte le donne che muoiono ogni giorno uccise da un marito violento, loro non sono libere da un “amore” malato.  La libertà costa molto. La libertà è la ragione per cui molta gente è morta e continua a morire. La cosa più triste è che queste persone perdono la vita nel silenzio di una società troppo rumorosa per accorgersi del grido e della richiesta d’aiuto dei suoi cittadini.

Oggi sono molti i Paesi in cui le persone sono libere di indossare ciò che vogliono, di esprimere la propria sessualità, ma si è sempre più legati alla catena della paura. Ed è proprio dove c’è la paura che la libertà decide di allinearsi i al potere. Se per gli antichi greci e romani dove non c’è legge non c’è libertas, nella società teorizzata da Hobbes l’individuo rinuncia alla sua libertà e si sottopone allo Stato vedendosi in cambio del riconoscimento del diritto alla vita. Ma come può un uomo che ha assaporato il gusto intenso della libertà rinunciarvi? Deve farlo perché nella guerra di tutti contro tutti, la specie rischierebbe di estinguersi e l’uomo vivrebbe nella sua paura più grande: quella della morte violenta.

Libertà non è assenza di limiti poiché questi ultimi sono insiti nel vivere in società. Innanzitutto bisogna ricordare che come disse Martin Luther King “La nostra libertà finisce dove inizia quella di un altro”. Infatti, se fossimo esenti da ogni regola, non potremmo vivere dei rapporti con gli altri, poiché la nostra libertà si tradurrebbe in volontà di possesso e allora tutto diventerebbe una lotta, lotta, che seguirebbe solo la legge della giungla.

Nelle ultime pagine del suo capolavoro “La coscienza di Zeno” Svevo enuncia la grandezza dell’uomo dovuta al suo saper creare altro rispetto a se stesso. L’ uomo che per la prima parte della sua evoluzione è rientrato negli schemi di Darwin, è diventato molto più che un animale evoluto, è diventato padrone del mondo. Ma se l’unica creatura che ha questa opportunità è l’uomo, ciò è dovuto al suo essere libero. Egli come asseriva Pico della Mirandola è libero di elevarsi ad angelo o abbassarsi a bestia. La libertà di cui il filosofo parlava è simile a quella professata dal cristianesimo. Il libero arbitrio infatti è uno dei capisaldi della fede cattolica. Se per i calvinisti il lavoro e la posizione sociale costruita in vita determinano la sicurezza di un posto in paradiso, per i cattolici Dio dà ai suoi figli la libertà e perciò essi possono crearsi con scelte congrue un posto in paradiso. La fede induista ci parla di una libertà che porta l’uomo a far scelte giuste o sbagliate e in base alle decisioni prese, la sua anima dopo la morte si reincarnerà in altri esseri.

Il concetto di libertà non solo cambia nelle diverse religioni, ma cambia anche secondo il contesto storico e sociale. L’ uomo ha da sempre lottato per la libertà.  Il popolo francese del 1700 soffriva la sopraffazione dei nobili e così mise in atto la Rivoluzione. Nel ventesimo secolo donne stanche di essere oppresse da schemi sociali maschilisti diedero vita al movimento delle suffragette.

Se Nietzsche predicava la grandezza del superuomo che era in grado di danzare sulle ceneri di Dio e che aveva la libertà solo allora di affermare se stesso e di poter creare un attimo eterno, oggi la nostra coscienza ci grida di sentirci liberi e di distruggere le catene della corruzione e danzare in un mondo in cui la legalità sia quotidianità e non straordinarietà. Se Kant poteva accettare che la sua libertà stesse solo in un luogo metafisico, mentre nella realtà essa fosse irrealizzabile pienamente perché condizionata dai dati sensibili, oggi noi non possiamo accettare che sia il mondo in cui viviamo a negarci la libertà. Perché il mondo in cui viviamo è il mondo che noi uomini plasmiamo. Noi, tutti noi, dovremmo renderci conto della potenza che risiede nel nostro essere.

Oggi ogni Paese vive in modo diverso la libertà. Ci sono Paesi in cui neanche le libertà fondamentali sono garantite e Paesi, come la nostra bella Italia, in cui l’uomo vede riconosciuti formalmente tutti i propri diritti. Ma è libertà autentica?

Troppo spesso, troppe persone, rinunciano a libertà fondamentali come quella di pensiero e quella di espressione perchè intimiditi o costretti dai poteri forti. Questa è la società dell’apparire e sempre più spesso le persone scendono a compromessi, rinunciando così alle ali della libertà. Molto spesso sembra semplicemente che si abbia scelta. Ma una determinata forma di potere, la moda, le correnti di pensiero, i mass media, le associazioni malavitose sono fenomeni umani che hanno avuto un inizio e avranno una fine, ma solo se noi ci impegniamo con le nostre scelte quotidiane ad affermare la nostra e l’altrui libertà. Saremo liberi, liberi di fare della nostra vita un capolavoro.

 

Angela Impicciatore

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