Le riflessioni degli studenti della 5M dell’Ist. Algeri Marino di Casoli (CH) sul tema della Libertà

Di Susanna Ferrari Ramondo

Sentiamo continuamente parlare di Libertà. Ma cos’è realmente? Secondo la definizione più comune sarebbe la condizione per cui un individuo può decidere di pensare, esprimersi ed agire senza costrizioni, ricorrendo alla volontà di ideare e mettere in atto un’azione, mediante una libera scelta dei fini e degli strumenti che ritiene utili a realizzarla.

Si può parlare di libertà morale, giuridica, economica, politica, di pensiero, religiosa ecc.

 

L’uomo ha sempre lottato per la propria libertà ed è proprio grazie a questa che si è sviluppato. Il mondo antico aveva sicuramente meno libertà rispetto a quello moderno, il popolo oltre ad essere povero  non aveva diritto di esprimersi liberamente, non aveva diritto ad un’istruzione, non aveva diritto ad una posizione sociale, non aveva una propria dignità;spesso il potere era nelle mani di pochi e le oligarchie erano ristrette, senza considerare le numerose dittature avvenute nel corso della storia che eliminavano totalmente le libertà dell’individuo. Volendo fare un excursus storico possiamo dire che il primo concetto di libertà risale all’antica Grecia ed appare fin dalle origini come un concetto conflittuale che nasce in contrapposizione a un nemico. Anche la concezione romana risente di quella greca: la libertà è vista come uno status del cittadino che lo rende persona rispetto allo schiavo. Comunque prima del Rinascimento l’uomo non era padrone della propria vita ma era considerato solo come un piccolo ingranaggio di una grande macchina. La rivoluzione americana del 1776 e poi quella francese del 1789 rappresentano un punto di rottura assoluto con il passato che vedeva i cittadini come sudditi aventi non dei diritti nei confronti del sovrano ma degli obblighi. Se la rivoluzione francese ha sottolineato l’importanza della libertà individuale, il 900 con i suoi totalitarismi l’ha repressa. Hitler, Stalin e Mussolini sono esempi limite del potere. La loro politica se da un lato ha represso la libertà dei loro popoli dall’altro ne ha aumentato il desiderio. Ciò è sfociato in grandi movimenti di liberazione come quello partigiano. La Resistenza non è stata soltanto una guerra di liberazione. Si è combattuto  per una nuova visione del mondo, agli antipodi del fascismo e del dominio della ‘razza superiore’.

Ogni stato democratico moderno pone come primo fondamento dei propri principi costituzionali l’enunciazione della libertà della persona umana riconoscendola come un diritto inviolabile, concetto espresso nell’articolo 13 della nostra costituzione: la libertà personale è inviolabile. Ma basta un articolo costituzionale a renderci totalmente liberi?

 

La libertà è strettamente connessa alla volontà, cioè prendere decisioni sulla base di intenzioni. Ma avendo la volontà dei limiti ed essendo influenzata da cause esterne non sarà mai libera del tutto. Possiamo quindi indicare con azioni libere solo quelle determinate dalla volontà.

Il tema della libertà è da sempre stato trattato da molti filosofi che hanno cercato di analizzarlo in base alla loro visione delle cose. Basti pensare al famoso filosofo Immanuel Kant che nella critica della ragion pura, stabilisce i limiti della ragione umana e si rende conto che non è solo ragione teoretica cioè capace di conoscere, ma è anche ragione pratica, cioè capace di determinare la volontà e l’azione. Per questo nella Critica della Ragion Pratica Kant cerca di dimostrare che c’è una ragione pratica capace di determinare da sola la volontà. L’uomo a livello morale è libero di agire anzi la libertà è la condizione stessa dell’azione morale. Kant parte dal potere e arriva a dire non ‘tu puoi, dunque devi’ ma ‘tu devi, dunque puoi!’. Cosa vuole dire? Il filosofo considera la moralità un dovere puro. Le azioni determinate dalla ragione sono morali, compiute per dovere, mentre quelle determinate dalle inclinazioni sensibili sono amorali ma comunque conformi al dovere. È convinto esista una legge morale a priori universale che è assoluta e incondizionata. L’uomo è libero se non considera le inclinazioni sensibili ma agisce moralmente, cioè se il dovere condiziona qualsiasi scelta: il dovere coincide con la moralità che coincide con la libertà (devo quindi voglio).

Spieghiamo questo concetto  più semplicemente con un esempio: supponiamo che qualcuno minacci di ucciderci se non giuriamo il falso contro un innocente. Terrorizzati decidiamo di cedere e quindi di giurare falsa testimonianza ma dopo essere rilasciati ci pentiamo di quello che abbiamo fatto e capiamo che non dovevamo. Ma se non dovevamo, vuol dire che potevamo evitare di giurare il falso. Con questo esempio paradossale Kant ha voluto dimostrare che anche nel massimo della costrizione fisica l’uomo è libero dal punto di vista morale.

Ma davvero la ragione ci rende liberi?

Sembrerebbe un paradosso ma, anche inconsciamente, possiamo essere schiavi di noi  stessi perché influenzati dal mondo esterno.

Da dove provengono i totalitarismi? Le dipendenze? Il consumismo? Il timore del giudizio altrui? Tutte queste cose che indubbiamente limitano la libertà dell’uomo si radicano nel fenomeno che porta gli individui a diventare massa. Questo succede quando per pigrizia o per comodità si rinuncia alla propria individualità per trasformarsi volontariamente in massa. Bisogna prendere atto delle piccole o grandi forme di totalitarismo di cui, in varia misura, siamo partecipi nella nostra vita quotidiana per dire di essere liberi.

Quindi è la ragione che ci rende liberi, il pensare con la propria testa e secondo la propria morale.

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