A partire da oggi, con nota di chiarimento pervenuta alle scuole nella notte di domenica,  tutti i figli dei cosiddetti key worker, i lavoratori essenziali, non potranno frequentare in presenza  le lezioni. Tutto questo in attesa degli ulteriori approfondimenti sulle categorie key worker.
La decisione è una doccia fredda per tutte quelle famiglie che da stamattina si apprestavano a riportare i figli in classe. Certamente era impossibile identificare con chiarezza quali fossero le figure che potessero essere definite “essenziali”. Così, in mancanza di chiarezza da parte del Ministero, ogni dirigente scolastico durante il week end aveva stabilito dei criteri propri, con il rischio di generare disparità di trattamento tra una scuola e l’altra. Alcuni avevano deciso che a rientrare in presenza fossero solo i figli dei sanitari direttamente impegnati nel contenimento della pandemia; altri invece avevano esteso la misura anche ai figli del personale impiegato nella grande distribuzione (supermercati) nei trasporti, nella banche, nelle poste. Diverse le richieste di chiarimenti pervenute al Ministero da parte di dirigenti e Anci. La risposta è arrivata!

Nella nota 1990 del 5 novembre 2020 del Ministero dell’Istruzione non lo precisava. E non lo faceva nemmeno la nota del 4 marzo 2021. Il Ministero da una parte riconosceva il diritto alla didattica in presenza, ma senza fornire le istruzioni affinché questo diritto potesse essere esercitato. Così ogni dirigente scolastico si è ritrovato a dare delle risposte disomogenee e arbitrarie.
Ad oggi non esistendo un elenco pubblico e aggiornato di questi codici ATECO in attesa degli ulteriori approfondimenti sulle categorie key worker, il MI ha posto il blocco. Rimane invece confermata la possibilità di svolgere attività in presenza per i ragazzi con bisogni educativi speciali e con disabilità, garantendo comunque il collegamento on line con gli alunni della classe che sono in didattica digitale integrata.

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