Le riflessioni degli studenti della 5M dell’Ist. Algeri Marino di Casoli (CH) sul tema della Libertà

Al di là delle varie speculazioni filosofiche riguardo lo stato di natura, la condizione presociale in cui l’uomo sarebbe stato libero di seguire la volontà e l’istinto, non ha mai costituito una dimensione reale proprio a causa della nostra natura “relazionale”. Aristotele diceva a tal proposito che l’uomo è animale sociale, tende da sé ad aggregarsi con altri individui, e ciò inevitabilmente porta a rinunciare a degli aspetti, come gli istinti primari o le tendenze  volte all’abuso di libertà . Non è una libertà quella di associarci, secondo la mia opinione, perché altrimenti si potrebbe scegliere se farlo o meno: nonostante queste scelte si possano fare per seguire un determinato credo religioso, la stragrande maggioranza degli individui è portata a relazionarsi, come se fosse un istinto naturale.

Ma si può definire libero un uomo che non può per forza di cose attingere totalmente alla propria libertà? Uno stato che da una dominazione tirannica e dolorosa passa sotto una apparentemente positiva e liberalista? Una donna o un uomo che dopo un rapimento vengono rilasciati  per tornare alla propria vecchia socialità, quindi alle libertà che non avevano nemmeno prima usato totamente, con il rischio di essere oggetto dell’odio? Ecco, l’odio: un modo per sfogare la mancanza di quella tanto esaltata libertà di fare qualsiasivoglia cosa.

Bisogna tenere strette queste apparenti libertà, perché ci consentono una vita serena e pacifica, nonostante non se ne possa godere interamente.

La mia libertà è quella di pensare a un bene superiore: sono ben contento di dovermi privare di diritti acquisiti (o anche, come sta accadendo, di relazionarmi con le persone che ho avuto piacere, non libertà, di conoscere) per qualcosa di più grande, un’idea che in realtà devo ancora identificare che unisca e non divida, che faccia vivere e non sopravvivere, che faccia progredire tutti senza arricchire pochi. Questa è la mia libertà

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