Le riflessioni degli studenti della 5M dell’Ist. Algeri Marino di Casoli (CH) sul tema della Libertà

Nel 1958, il filosofo e politologo Isaiah Berlin, pubblicava il suo saggio “Due Concetti di Libertà”. Saggio che non si avvicina neanche lontanamente alla popolarità di altre opere filosofiche come la Fenomenologia dello Spirito o come la Critica delle Ragion Pura, ma che contiene ragionamenti altrettanto validi. Saggio che nasce da una domanda ben precisa che l’autore, come il lettore, si pone: “Ma quanti tipi di libertà ci sono?”.

Quante persone dicono di agire “in nome della libertà”? I politici sono i primi della lista, che però, appartenendo a diverse ideologie, lasciano intendere che il concetto di libertà sia qualcosa di mutevole.

Effettivamente, secondo Berlin, il concetto di libertà non è unico e immutabile, ma presenta due ramificazioni che sono in un perpetuo conflitto tra loro: Libertà Da (libertà negativa) e Libertà Di (libertà positiva).

La Libertà Da, quella negativa, è intesa come la libertà dalle interferenze, dai vincoli. Questo tipo di libertà è il lontano antenato del caos, che deve essere necessariamente evitato. Io individuo, grazie al potere conferitomi dalla Libertà Da e dall’assenza di vincoli, non incontrerò mai ostacoli nella mia vita e sarò sempre libero di sovvertire gli ordini, generando caos.

Ma c’è un modo per evitare che ciò accada? Berlin risponde dicendo che la libertà di un individuo può essere fermata solo dalla libertà di un altro individuo, che, imponendo delle restrizioni e dei vincoli, riesce a scongiurare l’avvento del caos.

La Libertà Di, quella positiva, è tutto l’opposto di quella descritta finora. Si tratta della libertà di controllare sé stessi e di autoregolarsi. Quando si parla di Libertà Di, non c’è bisogno di far intervenire un altro soggetto che, attraverso delle restrizioni, pone dei limiti alla mia libertà; in questo caso è la propria mente a fare da padrona e a far sì che venga mantenuto l’ordine del cosmo.

Purtroppo però è molto difficile gestire la Libertà i, in quanto essa si declina anche nel far prevalere gli interessi del gruppo su quelli dell’individuo e, nella società in cui viviamo oggi, come afferma Michela Marzano, tendiamo tutti all’individualismo, all’allontanamento e all’aggiramento degli ostacoli; viviamo in un mondo in cui non può non prevalere la Libertà Da.

La nostra è una realtà nella quale la Libertà Da di un singolo individuo, o di un gruppo ben definito, tende a non risentire delle restrizioni imposte da altri individui o da altri gruppi. Libertà Da che diventa sempre più forte e tende sempre di più ad un “ipse dixit” rivisitato in chiave moderna, perché è proprio quando ci viene imposta l’idea di libertà di qualcun altro, che si viene a creare il concetto di oppressione all’interno di quello di libertà.

In casi estremi si arriva anche al totale annullamento della libertà di un singolo, che si vede oppresso da una libertà priva di vincoli di un altro individuo. È la situazione di cui ha fatto esperienza Silvia Romano, sequestrata da un’organizzazione terroristica per 18 mesi in Somalia, in una condizione di totale oppressione. E fa male leggere quotidiani che, appresa la notizia della sua conversione all’islam, la definiscono ingrata o affetta dalla sindrome di Stoccolma.

Per me Silvia è l’esempio lampante di come una Libertà Di possa sopravvivere alla totale sopraffazione da parte di una Libertà Da imposta con la forza da un altro individuo. Silvia ha scelto di convertirsi, il suo io interiore si è autoregolato e come la fiamma di una candela sotto la pioggia, ha tentato di resistere alle imposizioni dei sequestratori. Io giornalista, chi sono per giudicarla? Chi sono per definirla ingrata e per diagnosticarle la Stoccolma? Se faccio questo, sono una di quelle persone responsabili della soppressione delle libertà altrui e dell’esaltazione della Libertà Da.

Ogni persona di questo pianeta, dovrebbe imparare a fare proprio il concetto greco di “Tauma”. “Tauma” vuol dire responsabilità, sinonimo di Libertà Di. Ognuno di noi deve riflettere prima di agire, e, anche se sembra scontato e banale, deve preoccuparsi di salvaguardare la libertà altrui in ogni sua singola azione, deve imparare ad autoimporsi dei limiti, che non sono assolutamente un segno di debolezza, ma di grande maturità e saggezza. È solo appellandoci alla “Tauma” che possiamo sperare di migliorare la condizione in cui viviamo, di liberare tutte quelle piccole libertà che sono ancora oppresse da una forte Libertà Da. Grazie alla responsabilità possiamo tutelare il nostro benessere e quello altrui, distruggendo l’individualismo e la tendenza all’allontanamento dalle difficoltà di cui parla la Marzano.

Mai come in questo momento abbiamo l’occasione di dimostrare a noi stessi e agli altri, che sappiamo essere responsabili e che sappiamo non abusare delle libertà che ci vengono concesse. Dopo 2 mesi di isolamento familiare, ci è stata restituita la semi-libertà di movimento che il mostro Covid-19 ci aveva tolto. Ora sta a noi gestire la situazione: il nostro io deve ricorrere alla “Tauma” per farci comprendere dove la nostra libertà momentanea deve finire per non distruggere la libertà e la vita di un’altra persona. E la “Tauma” è l’unico strumento a cui possiamo aggrapparci per uscire da questa tremenda situazione, per farci restituire tutte le libertà che ci sono state portate via, per tornare a vivere!

Ricordiamoci che l’Italia difende le nostre libertà personali, in quanto inviolabili (art.13), e noi come cittadini abbiamo il compito di non farcele portare via da nessuno, perché “il segreto della felicità è la libertà” (Carrie Jones).

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