Le riflessioni degli studenti della 5M dell’Ist. Algeri Marino di Casoli (CH) sul tema della Libertà

Fortunatamente viviamo in una repubblica democratica, fondata sul lavoro. Come ben sappiamo il termine democrazia viene usato per indicare il “governo del popolo”. Per questo bisogna sentirsi coinvolti nelle scelte del governo, nei suoi errori commessi e negli inganni in cui si lascia trascinare. Spesso prevale il disinteresse, il disimpegno di fronte a questo aspetto. Tutti affermano di volere una società più onesta, ma molti propongono, per il raggiungimento di questo scopo, soluzioni radicali spesso rivoluzionarie o addirittura violente. Purtroppo, in questo modo non facciamo altro che peggiorare la situazione, tendendo verso un potere autoritario, opposto rispetto alla libertà e alla democrazia. Sarebbe giusto, evitare scelte simili, cercando, non di abbattere un nemico, ma discutere civilmente con un avversario. L’organizzazione statale è fondamentale per garantire la libertà individuale. In alcuni paesi caratterizzati da un regime totalitario, essa non è concessa, in quanto considerata portatrice di disordine. Per questo è importante approfittare dell’opportunità che abbiamo e conservare la democrazia con l’impegno di ciascuno di noi.                                                   La libertà individuale viene analizzata, da un filosofo liberale inglese di inizio Ottocento, chiamato John Stuart Mill nel saggio “On liberty”. Egli afferma sostanzialmente che la libertà di ciascun individuo finisce quando inizia quella altrui. L’umanità intesa come collettività o come singolo è giustificata ad intervenire sulla libertà di azione solo al fine di proteggersi ed evitare danni agli altri. D’altra parte il bene dell’individuo non è una giustificazione sufficiente. Non lo si può costringere a fare o non fare qualcosa perché è meglio per lui, lo renderà felice o nell’opinione pubblica è qualcosa di opportuno e giusto. Questi sono buoni motivi per discutere, persuaderlo, ma non per costringerlo o punirlo nel caso in cui si comporti diversamente. Affinché questi siano giustificati, l’azione da cui si tenta di distoglierlo deve essere considerata danno a qualcun altro. Su se stesso, sulle proprie idee, l’individuo è sovrano. Egli ha il diritto di perseguire quello che ritiene il proprio utile è felicità, scelte etiche e politiche. Nessuno può interferire a costringerlo a pensare o a comportarsi diversamente, neanche se lo ritenesse per il suo bene. Al massimo può discuterne senza imporgli nulla.                                                                                                                              Recentemente grazie all’ampliamento degli spazi in rete per la discussione, sta aumentando anche il numero di persone che parlano pur non avendo le conoscenze adeguate. Non sarebbe giusto vietare loro di esporre il proprio pensiero, ma ci sono dei limiti da non superare. Ci potrebbero essere delle idee pericolose, infondate che potrebbero influenzare la collettività ad agire in maniera sbagliata. Ad esempio ci sono dei gruppi di persone che negano l’esistenza delle camere a gas, utilizzate nei campi di sterminio durante la Seconda Guerra Mondiale. Diversi Paesi vietano ad idee come queste di circolare. Non si può essere certi che sia un bene perché potrebbero affermarsi in maniera più radicale, in quanto il proibizionismo non fa altro che influenzare ulteriormente la loro circolazione silenziosa e il loro “contrabbando”.                                                                                                        Quindi questi pensieri sono tollerati, ma solo in alcuni spazi in cui non esaltino violenza, discriminazione e odio.                                                                                                                                              Alcune persone spesso considerano determinati comportamenti come immorali e dannosi per la comunità, nonostante questi non lo siano affatto (matrimonio gay, eutanasia ecc.). Le persone che prendono queste decisioni lo fanno perseguendo la loro felicità, non invadendo o danneggiando la libertà altrui, quindi non sono condannabili dalla collettività. Bisogna ricordare che non in tutti i Paesi si è arrivati a questa consapevolezza. In molti casi sono comportamenti influenzati dal culto religioso. Dall’Ottocento ad oggi, si è verificata in Europa una laicizzazione degli stati, cioè la separazione della sfera politica da quella religiosa. Questo concetto fu introdotto da Galileo Galilei, sostenitore della scienza come verità a discapito del culto ecclesiastico. Cercò di risolvere la vicenda affermando che Bibbia e Natura, oggetti di analisi rispettivamente di religione e scienza, fossero due libri entrambi scritti da Dio, ognuno trattante un argomento differente. Era quindi impossibile un conflitto.                                                                                                                                          L’Italia si identifica tra gli stati laici, garantendo uguali diritti politici, civili e sociali a ciascun cittadino. Essa per questo motivo non dovrebbe avere i crocifissi nelle scuole, che simboleggiano la religione cristiana e quindi si oppongono al concetto di laicità. Molte persone affermano che in altre nazioni questi problemi non vengono posti, non si preoccupano di minoranze con differenti stili di vita, modi di pensare. Come già affermato in precedenza, per fortuna l’Italia tiene conto di questi squilibri, cercando di evitare la supremazia della maggioranza, spesso morale, che impone il suo punto di vista sulla realtà, unico e particolare per tutti. Non solo vengono soffocate le libertà di quelle persone che fanno parte di una porzione ristretta di popolazione che, come è giusto che sia, ha un diverso modo di pensare, ma viene fatto anche in maniera silenziosa, indiretta attraverso l’esclusione sociale e la marginalizzazione.                                                                                                               I minorenni, bambini e ragazzi, sono considerati individui che necessitano di assistenza altrui, devono essere protetti nelle proprie azioni e dalle minacce esterne. Essi vanno tutelati perché non hanno la totale capacità di gestire le proprie libertà. L’unico punto debole di John Stuart Mill è la mancanza dell’analisi della struttura economica e sociale, dello sfruttamento del lavoro, della povertà che limitano la libertà e della possibilità di scelta. Infatti implica la necessità di avere tutti gli strumenti necessari, non essere alienati e, perciò, spesso si è obbligati a fare delle scelte forzate di fronte alla mancanza di possibilità. Nonostante tutto questo filosofo è uno dei pilastri del liberalismo che affronta tematiche tutt’ora attuali.                                                                                                      In questo periodo ci siamo visti sottratti alcune libertà, come quella di movimento a causa della pandemia da Covid-19 che ha richiesto l’intervento straordinario dello stato. In realtà tutto è previsto dalla Costituzione in quanto il tutto è lecito se sia giustificato da motivi di sanità o di sicurezza a patto che le restrizioni siano a tempo determinato.                                                                                                                                                    Fino ad ora non avremmo mai pensato di vederci negata le libertà, messa in discussione. Bisogna vederla come una possibilità per apprezzarla e renderci conto della sua vera importanza, in precedenza considerata come un qualcosa di scontato, ma che magari altri sognano e lottano per avere.

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