Partono i tirocini

in Fondazione!

A seguito della sottoscrizione di un protocollo d’intesa con l’Accademia di Belle Arti di Reggio Calabria, la sede operativa della Fondazione Scopelliti, sita in via Capobianco a Reggio Calabria, apre ai tirocinanti.

Accoglienza calorosa per le due studentesse che accompagnate dal docente referente e tutor, Prof. Massimo Monorchio hanno iniziato a collaborare con noi e ad aiutarci per la comunicazione sui social!

La collaborazione tra la Fondazione e l’Accademia delle Belle Arti di Reggio Calabria compirà a breve due anni, e può dirsi intensa e continuativa, ricca di collaborazioni e nuove idee. Ne è stato un esempio il contest artistico “La Valigia Rossa” (9 Novembre 2019),evento che ha visto protagonisti gli studenti del corso di fumetto dell’Accademia, che hanno realizzato suggestive tavole dedicate al giudice Scopelliti.

Sono due studentesse al primo anno del biennio in Grafica presso l’Accademia di Belle Arti di Reggio Calabria: Annarita Conia e Martina Martino.

Appena arrivate ci hanno travolto con il loro entusiasmo!

Annarita Conia si è dichiarata: “Onorata e grata per l’opportunità dataci. Il tirocinio sarà un importante arricchimento personale, professionale e culturale”. Annarita si occuperà della comunicazione sui canali social della Fondazione, affiancando così Maria Cantone nella realizzazione di un piano di comunicazione strategico: il suo compito sarà quello di creare contenuti mirati e veicolarli con il linguaggio specifico del digital.

Diverso, ma complementare il compito di Martina Martino, che si occuperà di grafica e fotografia, fornendo ad Annarita il “materiale” da accompagnare alla parte editing. “Grazie all’Accademia per avermi offerto la possibilità di lavorare a fianco di questa bellissima Fondazione. Sarà sicuramente un periodo di crescita”, dice Martina.

Annarita e Martina si aggiungono ad altre due importanti risorse già presenti in Fondazione, Caterina Nicolò e Mafalda Pollidori, docenti in comando e responsabili Scuola della Fondazione.

Con Annarita e Martina la nostra famiglia cresce quindi sempre di più, pronta a diffondere al meglio i valori della legalità, accogliere i ragazzi del Tribunale dei minori di Reggio Calabria, garantire percorsi di legalità nelle scuole, ed organizzare incontri con professionisti “etici”.

Il loro contributo era già stato determinante per la creazione del logo del trentennale della Fondazione -logo ideato da Annarita- che ci accompagnerà per tutto il 2021, e che farà da sfondo agli eventi pensati per questo particolare anno.

Sono infatti passati trent’anni dalla barbara uccisione del giudice Antonino Scopelliti, ucciso dalla mafia nel lontano 9 agosto 1991. Il magistrato viene ucciso il 9 agosto 1991 in un agguato in località Piale a Campo Calabro (RC), il paese del quale il magistrato era originario e dove tornava ogni anno per trascorrere le vacanze estive. Senza scorta, metodico negli spostamenti, Scopelliti viene intercettato dai suoi assassini mentre, a bordo della sua automobile, rientrava in paese dopo avere trascorso la giornata al mare. L’ agguato avviene all’ altezza di una curva, poco prima del rettilineo che immette nell’ abitato di Campo Calabro. Gli assassini, almeno due persone a bordo di una moto appostati lungo la strada, sparano con fucili calibro 12 caricati a pallettoni. La morte del magistrato, colpito alla testa ed al torace, è istantanea. L’ automobile, priva di controllo, finisce in un terrapieno tanto che, in un primo tempo, si pensava che il giudice fosse rimasto coinvolto in un incidente stradale. L’esame esterno del cadavere e la scoperta delle ferite da arma da fuoco faranno invece emergere la verità sulla sua morte. Secondo i pentiti della ‘ndrangheta Giacomo Lauro e Filippo Barreca, sarebbe stata la cupola siciliana di Cosa Nostra a chiedere alla ‘ndrangheta calabrese di uccidere Scopelliti, dato che avrebbe rappresentato la pubblica accusa in Cassazione nel maxi processo a Cosa nostra. In cambio del ”favore” ricevuto, Cosa Nostra sarebbe intervenuta per fare cessare la guerra di mafia che si protraeva a Reggio Calabria dall’ottobre 1995, quando era stato assassinato il boss Paolo De Stefano. Le tesi dei due pentiti sono avvalorate dal ritrovamento, nell’ abitazione calabra di Scopelliti, del fascicolo del processo alla ”Cupola” di Cosa nostra.

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